I vostri figli

Io non invidio le altrui pance.
Che sia messo agli atti una volta per tutte.
Non mi sono affatto indifferenti, questo lo ammetto.
Le scovo a distanza di metri, le trovo agli angoli dei miei occhi, mentre passeggio e sto facendo tutt'altro.
Dietro il bancone delle commesse con le camicie sblusate, mentre le signore si stirano per arrivare allo scaffale e afferrare il detersivo scelto, in un profilo nascosto da un maglione abbondante, tra i fianchi insolitamente più larghi di un'esile figura femminile che mi cammina davanti.

Ma se la mia storia mi ha insegnato qualcosa, una di queste è che ogni gravidanza può raccontare un'altra storia, felice e non, e che ogni storia può essere difficile, oppure no, e che l'invidia della pancia, quella no, non la provo.
Critico la spavalderia, l'inconsapevolezza, l'arroganza di chi porta una pancia puntata in avanti come un'arma pronta a sparare. Di questo me ne assumo responsabilità e critiche, spesso riversatemi addosso, perchè è più facile raccontarsi che un'infertile, oltretutto abortiva, è invidiosa, piuttosto che fermarsi a pensare.
Ma di questo non mi curo. I quarant'anni sono passati e finalmente posso legittimare la mia intolleranza verso buona parte del genere umano, giustificandomi dietro i primi segnali di senilità che mi porteranno alla pazzia e al diventare la canara del quartiere, senza figli e con la panza e i peli sulle gambe.
Me ne frego.
Per ora le cose stanno così.
Me le spizzo le vostre pance, oh come lo faccio volentieri. E poi vi guardo.
Cerco segnali di donna nei vostri visi, cerco solidarietà e non supponenza, cerco amore, perchè spesso la pancia ne dà così tanto che è impossibile nasconderlo, anche se ricoprite un ruolo che non vi consentirebbe di darne a vedere.
Io non vi invidio, so cosa vuol dire portare la pancia, e, anche se la mia è cresciuta poco, era lì, e mi regalava ogni giorno un sorriso.
Lo capisco se vi scappa di seguire quella moda di fare il calco alla protuberanza. La nostalgia di quando non ci sarà più, può prendere all'improvviso, anche se il bambino è nato. A me la mia è mancata tanto. E il mio bambino non è mai nato.
Quando manca qualcuno si ha bisogno di attaccarsi a qualcosa di fisico per non impazzire, che sia un oggetto, un odore, un profilo da accarezzare.
Raccontatelo a noi abortive, che ci attacchiamo alla foto dell'ultima ecografia, al risultato numerico delle ultime analisi, ad una bola tintinnante, ai lividi sulla coscia dovuti alle punture di progesterone che ora tanto ami. A niente. Questo non è niente. Lo sappiamo.
Io non invidio le vostre pance.
Posso sedere al tavolo con voi e tenere una conversazione seria dall'inizio alla fine senza mai farti capire che il mio cuore è attaccato a quello che batte dentro la tua pancia, e lo sente, tutto sente tutto, e parla con te, ma mica è vero, in realtà parla con il tuo ospite e gli chiede tante cose.

Io non bramo ad avere la vostra pancia.
Io invidio i vostri bambini, perchè hanno conosciuto i miei.
Perchè hanno la stessa età dei miei e li hanno visti là, dove stanno tutti insieme prima di essere chiamati da noi.
E li guardo i vostri figli, prima che i loro sguardi diventino adulti e dimentichino chi sono stati per trasformarsi in persone che temporaneamente devono assumere un ruolo ben preciso su questa Terra.
Li scruto per cercare di afferrare un messaggio.
Non mi dò pace. No.
Lo capirete. Si.
O forse no. La maggior parte di voi no.
Ma  non importa.
Io non devo nulla all'umanità su questa terra. Devo ai miei figli che si insinuano nei sogni altrui e si manifestano così, in persone che non mi hanno mai vista e che mi raccontano di avermi sognata mano nella mano con mia figlia (Cinzia, in ordine di tempo, mi riferisco a te... grazie.), e che dopo l'ennesimo sogno a me poi raccontato, mi viene il dubbio che questi figli la strada l'hanno persa e che forse hanno bisogno di un paio di occhiali per ritrovarla, una luce, una candela.
Se li sognate ancora, vi prego, dotateli di una torcia, indicate loro la strada, date loro il mio cellulare. Dite loro che io li andrò a prendere, ovunque siano andati a finire.

Nei vostri figli vedo i miei, quello che sarebbero potuto diventare. Le pieghe dei loro piedi, le fossette sul viso, i chili presi, i dentini appena spuntati. Ma non voglio i vostri figli, io voglio i miei. E se non lo capite è perchè non volete farlo. Perchè non vi interessa oppure perchè pensate in fondo che io potrei arrivare a rubarveli i vostri figli.
Loro sono per me fonte di invidia, confesso vostro onore, ma solo perchè hanno potuto conoscere i miei.
Mettetevelo in testa.
E se non comprendete i miei comportamenti irrazionali, va bene così.
Convincetevi che sto impazzendo e segnalatemi gatti e cani abbandonati del vostro quartiere.
Vedrete che tra qualche anno sarò lì a portar loro croccantini e scatolette puzzolenti, e allora, guardandomi negli occhi, i vostri figli mi riconosceranno.




Buona festa della mamma alle donne non mamme su questa terra.

Yorumlar

Bu blogdaki popüler yayınlar

Contest #doinumeriperchecercote

in una scatola