Ripercorrendo le tappe

Preferirei non raccontare più.
Mi annoio a leggermi alla fine.
Mi sembra di fare tanti ragionamenti senza arrivare ad una soluzione.
Eppure non va male, mi sento bene. Chi non va bene ora è lui, ma prima o poi doveva accadere.
E allora mi chiedo se sto facendo abbastanza per aiutarlo a superare questo momento, perchè io di pazienza ne ho davvero poca, lo so, e poi mi dico e so, che alcune fasi vanno superate da soli, anche se siamo l'uno per l'altra, e che il dolore e l'ansia, vanno vissuti per poi rinascere, e non si scappa da questo.
Prima o poi doveva accadere.
Però ti racconto figlio, perchè un giorno tu possa leggermi, qui o sul diario trovato in fondo al baule in soffitta, e quando mi scoprirai, leggendomi alla luce di una candela o al bagliore di un tablet, capirai da dove arrivi, quanto lunga è stata la tua strada, quanto antica la tua esistenza, quanto pesante il tuo cuore e quanto amore ti ha portato qui da noi.
E allora capirai tante cose e ti sembrerà più semplice vivere e  respirare.


Il mese di maggio è un mese difficile per me, dal 2009 ad oggi, sono accaduti fatti e verificate situazioni che mi hanno cambiato per sempre, e pur essendo il mese che anticipa l'estate e la bella stagione, la rinascita e tutte quelle faccende lì, io ora lo temo.
Non mi rimetterò a far l'elenco di quello che è accaduto in passato, mancano una decina di giorni e poi ne saremo fuori, poi ci saranno altri anniversari e altre date dolorose da ricordare, ma ci saremo messi alle spalle questo mese e io e te potremo ricominciare a respirare di nuovo.
Ricorderò solo quel giorno 14 di due anni fa. Quel giorno sì, non lo potrò mai più cancellare, e ti racconterò che quest'anno sono andata in chiesa alle 8.30 e ho chiesto che durante la messa venisse ringraziato Dio che io sono qui, nonostante tutto. Stavolta sì, l'ho potuto fare, ho potuto ringraziare e ho potuto sorridere a testa alta senza farmi travolgere dalle lacrime, ancora. Poi dentro di me, ho ripercorso tutti quei giorni insieme e quei momenti di emergenza in cui hanno temuto me ne potessi andare.
Poi basta. Il dopo, ora lo so, è stato solo una corsa per non voltarmi più indietro.
E' vero, non si vive nel passato, ma si è come si è, anche grazie al vissuto, cercando di vivere il proprio presente nel miglior modo possibile, cercando speranza per il futuro.
Quello che ho fatto io, dopo averti perso, incastrato in una tuba esplosa e sanguinante, è stato andare avanti per cercarti ancora, nascosto in qualsiasi altro buco senza luce, per stanarti e portarti da me e non accettare che tu non c'eri più.
Ho abbracciato la pma dopo solo un mese dalla salpingectomia, e ho lasciato che tornassi di nuovo, ma non eri tu, per doverti dire di nuovo addio, in maniera ancor più dolorosa. Non ho più guardato indietro, finchè un evento ancora più doloroso mi ha costretto a fermarmi.
Prima o poi doveva accadere,
e prima o poi dovevo fermarmi.
Ti ho cercato per contratto, ma ho sperato non arrivassi.
Avevo paura.
Quanto conta il lavoro al contrario che la nostra mente fa sui nostri processi di costruzione?
Molto secondo me.
Se ci si concentra sul pensiero negativo, l'evento negativo si verifica.
Non ti ho voluto, questa è la verità.
Ho sperato che la partenza di tua nonna significasse l'arrivo di te, ma dentro di me avevo paura. Non riuscivo ad immaginare di dover ricominciare con un processo di preoccupazione e di altro dolore, e tu mi hai ascoltata, e non sei arrivato.
Io non sono una miracolata, c'è quella parte razionale di me che mi fa dire che la Scienza non si basa sui miracoli ma sui fatti e che tutto il resto, sono tutte stronzate.
E' una parte di me che ha, sembrerebbe il contrario lo so, prevalso in questi anni.
Tu mi hai insegnato che c'è dell'altro, anche se quella vocina dentro di me continua a parlare e parlare e mi fa scuotere la testa e mi fa esplodere i pensieri in ragionamenti contorti che non mi portano poi da nessuna parte, perchè io, una soluzione non ce l'ho.
Io una soluzione per portarti qui, non ce l'ho.
Questo è quello che la Scienza mi ha dato fino ad oggi.
Nessuna soluzione.

Venerdì ho incontrato il mio carodott, dopo mesi di sms e scambi e battute di simpatia, odio e amore.
I fatti:
Ho esposto le mie perplessità ad effettuare una diagnosi preimpianto in procreazione medicalmente assistita.
La sua risposta è stata espormi il caso di una coppia abortiva che in due cicli ha prodotto 7 blastocisti, tutte analizzate con biopsia il cui esisto ha dato il 100% di trisomie gravi e aneuploidie gravissime. Ovviamente non è stato effettuato nessun transfer.
Conclusioni:
La coppia, secondo la Scienza, produce solo embrioni sbagliati, la loro storia procreativa è solo una storia abortiva. Il nostro caso può essere uguale, anzi, è sicuramente identico.
Per la Scienza.
Replica:
Non ho cuore, etica e forza per produrre ovuli, lasciarli fecondare, analizzarli e poi scoprire che sono "sbagliati" e quindi buttarli. -non si possono buttare per la legge- ah, perfetto. Quindi condanno loro a uno stato di inesistenza, bloccati dal mio egoismo e dal bisogno di cosa? Di avere una diagnosi? Ma se davvero voi scienziati credete che questa è l'unica spiegazione, dopo aver analizzato tutto, con me e senza di me, tutto lo scibile che mi riguarda e riguarda il mio dolore, allora non abbiamo così bisogno di prove. Perchè sacrificare, cuore, testa, soldi e anime, per dirsi "vedi?avevamo ragione", quando io, nella mia caparbietà, continuo ad affermare, che mio figlio può essere l'eccezione che la scienza non può calcolare?
Troppo sangue. Troppo dolore. Troppo sacrificio.
Ora la mia parte razionale non prevale più.
I fatti 2:
Il carodott mi chiama alla sua scrivania e mi fa vedere un'immaginetta sacra dentro una cornice. Mi dice che una ragazza gliel'ha regalata, una molto credente che si è fatta un giro in uno di questi posti santi di cui non so scrivere il nome e che non ho voglia di googlare. Dice che ha 43 anni ed è un'infertile, nullipara, con fsh altissimo, possibilità di concepimento zero, nessuna analisi lasciata al caso, tutti i controlli fatti, niente è sfuggito alla Scienza. Dice che gli regala questa immaginetta e gli dice di avere fiducia.

Dice che aspetta un figlio ora, poi mi fa avvicinare allo schermo e mi dice di leggere la sua scheda con la data presunta del parto.
25 dicembre 2014

Replica e conclusioni 2
Ecco, mi sta bene.
Il mio carodott evidentemente ha iniziato a leggermi, e questa è la sua happypill personale.
Il punto è che mi sta bene così.
Mi sta bene che ha capito che il mio contorcermi nei ragionamenti poi alla fine ad una soluzione porta, soluzione che la Scienza ora non mi dà.

Se è vero che con una diagnosi preimpianto possiamo eventualmente selezionare l'unico ipotetico embrione sano che un'eventuale procreazione assistita può darmi, chi mi dice che quell'unico embrione sano non può arrivare senza fare strage di altre anime e senza dovermi sottoporre a tanto altro strazio fisico ed emotivo?
Posso evitarmi altri aborti, altri cammini di dolore. E' vero.
Ma io non ho nulla in mano, questa è la verità.
Io sono qui per altro.
Sono un mezzo, un veicolo di trasporto.
A questo servo.
Il mio desiderio, il mio bisogno di te figlio, è solo parte delle motivazioni per cui tu sarai qui.
Tu arrivi da lontano.
Hai una storia lontana, ed io continuerò a chiamarti, anche quando il vento soffierà contro e tu non potrai sentirmi.
Quando tornerai tornerà la paura, il dolore, la precarietà.
Questa è la nostra storia.
E lo so che ormai, le statistiche non sono dalla nostra parte, e lo so che se te ne andrai io morirò ancora un pò, un altro pò. E poi tornerò a chiamarti, cercando per altre strade, strade che ora non posso percorrere, e tu ne conosci la ragione.

Puoi seguirmi nella ricerca di una gravidanza naturale?
- Si. Lo posso fare.
Puoi supportarmi con la terapia?
-Si. Te la posso prescrivere.
Puoi starmi vicino, da medico e da amico?
-Si. 

Ho ottenuto quello che volevo.
Io e te, bambino mio, cambiamo il mondo, le persone, la Scienza e i punti di vista.
Siamo forti noi due.

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