26 luglio 2014 - Sant'Anna - Anna significa "mamma"

Deriva dal nome ebraico חַנָּה (Channah), che vuol dire favore", "grazia"[1][4][5][9]; il significato viene talvolta interpretato come "graziosa"[2][5].
È un nome biblico: è presente nell'Antico Testamento, dove è portato da Anna, madre del profeta Samuele[4][9], e anche nel Nuovo Testamento, nella figura di Anna, l'anziana profetessa di Gerusalemme che, assieme a Simeone, riconobbe in Gesù bambino il Messia[9][10]. La madre della MadonnaAnna, non è mai citata nei Vangeli e fa parte di una tradizione cristiana più tarda, tuttavia è stata proprio la sua popolarità in periodo medievale ad assicurare la diffusione del nome[5][10].
La lingua inglese conta il nome in diverse varianti: Hannah è quella usata generalmente in tutte le traduzioni della Bibbia (laddove l'italiano usa "Anna", ereditato dalle traduzioni greche e latine), ma cominciò a diventare comune solo con la Riforma protestante[1]Anne è il nome con cui è in genere chiamata la madre di Maria[10]; la forma Anna entrò nell'uso comune a partire dal XVIII secolo[10].
Anna è stato il secondo nome femminile più diffuso in Italia nel XX secolo[11]. Inoltre, nelle forme "Anna" e "Hannah", ha la particolarità di essere palindromo.
Va notato che Anna coincide con alcuni altri nomi, di origine differente: ad esempio, il nome maschile Anna, portato da un sommo sacerdote nel Nuovo Testamento, che è propriamente un'abbreviazione del nome Anania
in lingua berberaAnna significa "mamma"[12].

Avevo iniziato questo post esattamente un anno fa. Poi l'ho lasciato lì, chiuso in un cassetto.
Anna significa "mamma".
Ho preferito tenere per me questa verità, ho pensato non interessasse poi a nessuno. Dovevo fare mio questo concetto.
L'ho fatto, vivendo quotidianamente un'attesa, lottando per ciò che è stato, per ricostruirmi, per imparare.
Non sono stanca di lottare,sono solo in un momento di immobilità che la realtà del momento mi impone, ma è un momento di passaggio (lo so) e so anche che questo momento si trasformerà in una nuova fase. Ho smesso di nuotare, tanto per citare sempre l'immagine di una me alla deriva in un mare in burrasca. Ho smesso di nuotare, ma sono traghettata. Vivo così. Ora è così. Mi lascio traghettare, ho costruito tanto affinchè  le cose potessero essere così. Me lo merito. Posso permettermi di lasciare ciondolare gambe e braccia e lasciarmi andare,non trasportata indifferentemente dalla corrente, perchè c'è chi mi traghetta. Ed io lascio fare.
Sono accadute molte cose nel frattempo. O forse non è accaduto niente.
Per tanti il mio molto non è abbastanza, ma non è importante ora. 

Non l'ho pubblicato. Questo è accaduto perchè il giudizio comunque pesa. Pesa su un'anima come la mia, pesa su un cuore addolorato, pesa sulla mia sensibilità.
Io non riesco a non considerare il giudizio degli altri,  perchè sono un'insicura. Lo sono, anche a quarant'anni, forse più di prima. Mi sto interrogando molto su questo punto in questi mesi. La mia insicurezza sta pesando sul mio lavoro e sulle mie scelte, viene da lontano,  so da dove.

In ogni caso, il bisogno di sviscerare, di buttar fuori la parte più intima di una me traballante, ha fatto sì che intorno a me si sentissero in diritto di analizzare la situazione molte persone. 
Io lo permetto.
 Perchè l'opinione degli altri mi interessa, perchè ritengo che il confronto è sempre e comunque un momento di crescita.
Se è un confronto.
La questione è che spesso il giudizio non comporta confronto e nemmeno conforto. 
C'è, da una parte, la volontà di risolvere il problema, pur non avendo mai chiesto di farlo, oppure c'è l'illusione di voler aiutare chi denuncia un dolore e un malessere, senza rendersi conto che in realtà si vuole aiutare se stessi, ricercando in persone come me, la soluzione ai propri problemi.
Sono accadute delle cose, dal mio punto di vista molto gravi, che hanno minato alla mia insicurezza. Questo ha fatto sì che io mi chiudessi in me stessa interrogandomi su tutto. E per tutto vuol dire tutto. Dal lavoro, alla famiglia, alle scelte che ho fatto per cercare i miei figli. Mi sono sentita una fallita.
.
Ciò che a me ha fatto male è stato il non riuscire a difendermi circa il mio sentirmi madre. Comunque.
Ho lasciato che mi si convincesse che io non lo sono. Perchè non ci sono figli con me.
Ho lasciato che mi si facesse credere che la mia vita non ha senso impostata così, continuamente alla ricerca.
Ho lasciato che i miei figli rimanessere soli.
Li ho lasciati soli. 
Non siete esistiti.
Sono esistita solo io. 
Tutto ha girato intorno a me, tutte le scelte, le responsabilità, tutti i fatti accaduti.
Come se fossi l'unica artefice di tutto.
Questo mi ha fatto male. Questo è un male che mi si è attaccatto addosso, mi è entrato dentro, mi ha scavato.
Non sarai mai madre finchè non sarai responsabile di te stessa.
Queste parole risuonano nella mia mente come macigni.
Ho pensato che è davvero così.
Ho sbagliato.
Sono una persona che ha desiderato avere dei figli. Sono rimasta incinta molte volte e ogni volta le mie gravidanze si sono interrotte. A volte in maniera indolore, se vogliamo dirla così, a volte in maniera drammatica. Drammatica secondo il mio metro.
Ho creduto di poter imparare da questo, ho cercato di trasformare il dolore e l'assenza in un'occasione di crescita prima di tutto di me stessa. 
Ritengo di esserci riuscita.
Per arrivare a questo ho dovuto sviscerare alcuni fatti, analizzandoli.
Sono la sola autorizzata a farlo. Ciononostante rendo partecipi di questo la maggior parte delle persone che mi frequenta, che mi conosce e in questo caso, che mi legge.
Stop.
La storia è questa.
Non c'è altro.
Ho il diritto di raccontarla senza per questo dovermi sentire una persona diversa.
Non sono una persona diversa. Vivo solo molto intensamente la mia vita. Il mio passato e il mio presente.
Per il mio futuro ho qualche problema, ora. E non ho difficoltà ad ammetterlo. L'assenza di ciò che è stato mi radica inevitabilmente nel passato, e a volte il ricordo di ciò che è stato e che ora non c'è mi è più di conforto che l'immobilità. Non è il mio passato a bloccarmi, da lì traggo la forza per costruire il futuro. La frase più ricorrente che persone come me si sentono dire  è "ciò che è stato è stato, ora si va avanti".
Andiamo avanti. Certo che andiamo avanti. Ogni giorno.
Come tutti.
Solo che ci facciamo delle domande.
Intorno ad un'assenza si impara a costruire il futuro.
E' solo più difficile, perchè non ci si può appoggiare a nulla se non a ciò che si è fatto fino a questo punto per andare avanti. 

A me la filosofia di Pollyanna  è sempre sembrata una stronzata. Non è che dicendosi che la vita è bellissima e piena di colori allora magicamente si risolvono le cose. Non è che solo leggendo di cose belle o frequentando solo persone che ridono e sono felici e allegre e tanto primaverili e frizzanti (come la società impone), vuol dire che si sono risolti tutti i problemi. Ognuno di noi trova il modo di essere una Pollyanna, è questione di sopravvivenza, solo non capisco perchè alle persone che hanno difficoltà (di qualsiasi natura esse siano) si richiede uno sforzo ancor maggiore di equilibrio, di successo, di coerenza.
Per le persone come me non si ammette tolleranza. 
Pensateci bene, è così.


I miei figli sono esistiti. La loro esistenza è durata pochissimo ma sono arrivati affinchè io comprendessi alcune cose di me. Sono una donna in cammino.
La mia colpa è di denunciare questi fatti, con una fame di condivisione che sorprende anche me. Ho sete di parlare all'infinito di ciò che è stato, di ciò che è, di ciò che sarà, senza commiserazione, senza giudizi.
Vivo intensamente ogni istante della mia vita.
Ho amato alla follia il mio lavoro. Non ho un soldo da parte proprio perchè ho fatto delle scelte non condivisibili ai più. Questo sta attualmente influenzando anche il mio problema gravidanze, e lo ha fatto in passato quando sono stata costretta a letto durante gli aborti&Co. senza garanzie e stipendio. Ma ho amato le mie scelte, che sono state sempre scelte consapevoli. E così il bisogno di ricercare i miei figli influenza a sua volta il mio lavoro, che chiaramente ha subìto danni ingenti, di stop e di retromarcia. E ora ne pago le conseguenze. Ma anche queste sono state scelte lucide e coerenti con me stessa.
Perchè lo spiego.
Perchè dò l'anima per tutto quello che faccio. Mi è proprio difficile fare una cosa senza viverla a 360°, così per l'amore, la famiglia, gli amici, il lavoro, i miei figli. Qui racconto dei miei figli, che sono tutta la mia vita.
Sono la parte più importante di me e ne parlo, lo racconto, analizzo i sentimenti, perchè fino ad oggi (per quanto quattro anni di ricerca possano sembrare un'infinità) non lo sapevo che il mio ruolo nel mondo era quello di essere mamma, e mi sorprendo ancora a scoprirlo.
Anna significa "mamma".
Come posso smettere di esserlo se per me è naturale ed istintivo il contrario?
Mi si chiede di andare avanti che altrimenti la mia vita cade in pezzi.
La mia vita è ben consolidata. La mia esistenza ha radici profonde. Sono un'anima che viene da lontano.
So cosa mi fa male e mi fa male andare avanti senza i miei figli, dando credito a chi mina alle mie certezze, facendomi credere che la vita è altro.
Si vive anche di assenze e intorno a queste si costruisce tutto un progetto di esistenza.
La mia vita è questo.
Ed è tanto.


Un mese fa ho deciso di sottopormi ad un trattamento di reiki.
E' stata un'emozione forte, intensa. Sentivo un'energia fortissima come un vortice all'altezza della mia pancia. Utero e ovaie tesi. Ho sentito intensamente che il mio nodo è lì, passa di lì.
Alla fine del trattamento mi è stato chiesto se avevo subìto delle perdite (non ero andata lì per le gravidanze, la mia storia non l'avevo raccontata, chi mi ha fatto il trattamento era un ragazzetto sbarbato che sa il fatto suo).
Ho detto di sì.
Mi è stato detto che durante tutto il tempo si vedeva una bambina.
Questa bambina diceva: sei tutta la mia vita.
Il dopo però non ha avuto conseguenze.
Da un momento iniziale di felicità immensa per aver ricevuto questo messaggio, sono seguiti momenti di buio, inghiottita da altro, dal giudizio, da chi ha pensato di psicoanalizzarmi, dal "non sarai mai madre finchè non sarai responsabile di te stessa",  eccetera eccetera.
Mi sono sfogata.
Ho pianto con chi ha capito e mi ha rimesso sulla mia strada (ti voglio bene Silvia).
Ho cercato di non affogare ma il peggio doveva ancora arrivare.
Ho rimesso in gioco tutto.
Lo sto facendo ancora.
Ma ora ho stoppato tutto.

Si parla tanto di dolore che spesso le persone lo usano impropriamente per farci una carriera, oppure per riempirsi le tasche di saggezza, per credere di condurre un'esistenza assennata e in equlibrio, tanto da essere promossi a ruolo di consigliere delle vite altrui.
Io parlo di dolore con cognizione.
Tutti noi potremmo farlo. Chi non ha vissuto un dolore?
Ma non tutti lo fanno.
Spesso "si va avanti" e non ci si chiede altro. 
Il vivere accanto ad un dolore, un'assenza, un futuro che non è, non implica necessariamente una non-vita.
E' la consapevolezza che salva.
E chi è consapevole di vivere e sopravvivere ad un dolore, sa che anche questo è la propria vita, che nessuno ha il diritto di giudicare superficialmente.
Mia figlia gira per i sogni di gente sconosciuta (è accaduto poi con altre due persone), è una bambina che può essere tutto, o tutti coloro che sono passati per il mio nodo-pancia. 
Lei è tutta la mia vita. Loro lo sono.


Non vi racconterò che nonostante tutto (il mio tutto) vivo una vita piena di cose belle, non lo faccio perchè non mi interessa farlo. Mi racconto per il cammino che sto facendo. 
I miei figli e le persone che hanno fanno parte della mia vita e che ora non ci sono più, mi camminano accanto, lo sento. E' una certezza che mi dà la forza di fare delle scelte, oppure di lasciare che le situazioni annodate si sciolgano di fronte a me mentre cammino.
Non leggerete di dove sono stata due giorni fa, che mi ha riempito cuore e occhi. Per questo basta telefonarmi, leggermi su facebook, incontrarmi al ristorante mentre mangiamo una pizza, chattare su whatsapp (sono un drago in questo). Per questo, leggete altrove.




Usare con cautela le persone.
Io ci sono.
Vado avanti, certo.
Sempre e a modo mio.




p.s
questo post è anche per tutte le mamme di ciaolapo del gruppo "mettiamoci la faccia", di cui ho conosciuto il volto dei loro figli-angeli e tutta la loro sofferenza. E anche per chi mi vive accanto, che scrivere e parlare di dolore, non sempre è semplice farlo.

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