Manchi

È in questi momenti che mi manchi.
Quando iniziano le vacanze e torniamo in luoghi che viviamo solo una volta all'anno.
Allora respiro i momenti in cui ti aspettavo, avevo la speranza in tasca e il dolore nascosto, il sorriso di chi crede che in fondo un futuro di noi due insieme era possibile. Ritorno in quei luoghi ormai solo teatro delle tue tante dipartite e ogni angolo mi parla di te.
È proprio ora che mi manchi.
Ora.
Ho imparato a vivere senza di te, vedi? Non scrivo nemmeno più come una volta, ti tengo nel mio cuore e mi accontento di vedere da lontano la crescita di bambini che hanno la tua età se tu fossi nato vivo invece che esistere in me e poi morire.
Stamattina papà mi ha chiesto di darti un nome, di darvi dei nomi. Sai che non l'ho mai fatto, voi esistete comunque, io lo so e non ho bisogno di chiamarvi, ma comprendo il bisogno di farlo per definire la vostra, seppur, breve esistenza.
Non piango più.
 Lo sai?
Mi sento solo tanto diversa. Spero che almeno questo mi sia concesso. Mi sento una donna a metà e spero che ammetterlo non vorrà dire essere considerata la poverina senza futuro da criticare perché non va avanti. 
Osservo le donne madri, loro non lo sanno quanto sono belle. Si vedono sformate e stanche, invece sono tutto il mondo racchiuso nell'espressione all'angolo della loro bocca, nelle rughe degli occhi, nello sguardo stanco. Tutto il mondo chiuso lì, dove il cuore batte insieme al proprio figlio, anche se lontano, anche se assente, anche se urlante.
Mi manchi tanto sai? 
Sei in ogni ramo di ulivo di questo campo, nel profumo di rosmarino, tra le fronde danzanti del salice piangente. Sei nella luce della luna che si specchia in questo lago, nelle nuvole che corrono veloci sopra di noi.
Mi manchi, ora che mi fermo e le ore corrono lente.
Mi manchi e la tua assenza non è naturale per me.
Il tempo passa e il tuo vuoto è ancora più grande.
Torna.
Torna, torna a casa.
Posso combattere ancora.



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