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Nisan, 2015 tarihine ait yayınlar gösteriliyor

L'ora per avere figli

Resim
Se si costruisse la casa della felicità,  la stanza più grande sarebbe la sala d’attesa. (Jules Renard) Mi ricordo che era estate e che la scuola era finita da un pò, quelle estati in cui si inventavano i giochi, che duravano mesi e davano nutrimento alla fantasia. Non ricordo però quanti anni avevo e perchè la mia vicina di casa, con la quale inventavamo l'estate, desiderasse mettermi a conoscenza che sua cugina  aveva avuto le sue cose per la prima volta. Cosa significasse questa frase non ne avevo idea, ma certo il mio orgoglio mi impediva di chiedere ai miei coetanei. Di certo ricordo di aver provato una sensazione di fastidio, mi sbucciai un ginocchio cadendo su un foratino, e quella cicatrice oggi è ancora lì a ricordarmi quel giorno. Fui costretta a raccontarlo a  mia mamma, perchè la curiosità mi stava divorando.  Che mia mamma stava stendendo il bucato, anche questo lo ricordo, e anche che rimase in silenzio per un pò, dopo la mia domanda. Poi, sospirando, mi spiegò cosa s

E così.

Io il come stai? del dopo non lo voglio. Ne faccio a meno. Ho avuto bisogno del come stai? prima, quando le ore non passavano e il cielo era azzurro, ma io non lo vedevo dal divano. La commiserazione no. Il non so che dire , no. Il mi dispiace nemmeno. Non voglio nulla da nessuno, ho imparato a farne a meno, grazie. E' stata durissima stavolta, l'attesa dico. Perchè ho sottovalutato tutto, che da una parte ci sta, ma dall'altra non ero pronta a tanto e io sono una che si deve preparare. Mi è dispiaciuto passare il compleanno così, ma ormai nemmeno ci faccio più caso alle date che si rincorrono e le coincidenze e gli eventi che mi girano intorno. La mattina è passata seduti ad un tavolino dello Zodiaco  a guardare Roma, in silenzio, dopo aver prelevato quel poco di sangue che ha decretato assenza di ormone betaccacigi all'una del pomeriggio. La segretaria del laboratorio analisi ci è venuta incontro, si è chinata su Hope per dire che era carino, poi si è alzata e nel

...buon compleanno a me.

Resim
...e stasera... (purtroppo)

Fin qui.

"Ricorda tutti inciampiamo, a tutti capita di cadere. Questo è uno dei motivi per camminare mano nella mano con qualcuno" Emily Kimbrough Ieri no. Oggi si. Inutile dire che i sintomi mi perseguitano ma non posso fare niente per evitarli. Non posso distrarmi, perchè per farlo solitamente io metto sottosopra la casa, lavoro a manetta andando a prendere le misure dell'appartamento che devo ristrutturare, progetto, disegno, stiro, faccio lavatrici, cambio l'arredamento al salotto, attacco quadri, faccio yoga, macino km in automobile, macino km a piedi nei centri commerciali comprando cazzate, faccio passeggiate con Hope, mi metto lo smalto rosso alle unghie. Di tutte queste cose, posso fare solo l'ultima, e considerando che passo le giornate a casa tra il divano e le sedie in tuta da ginnastica, non val la pena nemmeno mettersi lo smalto alle unghie. Non posso fare nemmeno yoga, me lo hanno vietato. Figurarsi il kundalini che parte da là sotto. Penso a cosa mangiare.

Non è facile

Non è per niente facile dirsi che stavolta è diverso, che sono più forte e che non credo e non mi illudo. Non è vero niente. Mi attacco ad ogni impercettibile segnale di diversità che il mio corpo mi rimanda senza clemenza. Non si impara mai dalle esperienze precedenti, ogni volta è a sè, ogni volta ti regala sensazioni che non dimentichi. Passo il tempo a rileggermi nel passato nel tentativo di ritrovare la descrizione di sensazioni che ho già vissuto. L'ho vissuto talmente tante volte questo momento che non ho bisogno di fare ricerche delle altre nei forums specifici. Sono un archivio digitale di sensazioni e sono più attendibile. Forse. Sintomi che vanno e vengono, il solito  altalenare di umore che segue fili di speranza in questa attesa lacerante, nonostante la razionalità, la preghiera, il sorriso di Filippo sul comodino. Ho le riserve per superare tutto questo, questa è la differenza rispetto alle altre volte. Ma non è facile. Non lo è per niente.

5 aprile, Pasqua fragile

Le sensazioni che provo ora sono le stesse identiche di quando aspetto, solo che non posso dire che è così perché potrebbero essere illusioni costruite dal progesterone. È presto per capire ma io so di aver capito sempre subito. Mi sento malata. È questo la sensazione più grande. Quando mi sento incinta mi sento malata. Mi riscopro fragile e in balìa delle medicine che scandiscono le mie giornate e i lividi che curo sulla pancia, ricordo delle punture di eparina. Sento una tensione sottile laggiù che mi fa muovere come fossi di cristallo e mi costringe a rallentare istintivamente ogni movimento, ogni pensiero, ogni idea nuova, ogni programma futuro. Non voglio sentirmi fragile. Non voglio stare male di nuovo. Vorrei avere il coraggio di dire a me stessa, sono di nuovo incinta ma non voglio cullarmi nell'illusione. Vorrei gridarlo e poi non sentirmi malata e coccolare, come facevo una volta -quando non conoscevo questo dolore - la gioia di essere due vite. Ma sono bloccata. Manca un

#rinascite

Resim
Quando tutti i giorni diventano uguali è perché non ci si accorge più delle cose belle che accadono nella vita ogni qualvolta il sole attraversa il cielo. Coelho